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I cent'anni di Gianesini

che a Pergine continua

ad aggiustare le radio

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foto Luigi Oss Papot @ladige

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Ha compiuto giusto ieri 100 primavere, splendidamente portate: un secolo di vita che si intreccia indissolubilmente con la storia di Pergine e dei perginesi.
Tanti auguri a Remo Gianesini, vero pioniere della radiotecnica in Trentino, che ancora oggi, nel suo appartamento in città, si circonda di molti apparecchi radio d’epoca, perfettamente funzionanti grazie alle sue «mani d’oro» per cui non esiste l’irreparabile. E lo spirito non è per nulla appesantito dai chiari di luna che porta sulle spalle, anzi: spesso un ritocco a qualche sistema ingarbugliato di fili, bobine, alternatori, valvole Remo lo dà ancora, quasi che le sue dita andassero a colpo sicuro, dopo una vita passata a far tornare la voce a radio che sembravano da buttare.
Remo è nato, per l’appunto, l’8 novembre di 100 anni fa a Maso Roveri, poco sopra Ischia, dove il colle si fa pianeggiante e l’omonima tenuta è circondata di campagne e viti; i suoi genitori erano mezzadri proprio qui.
Attorno ai dieci anni, dunque negli anni Trenta in cui la radio era uno strumento riservato ancora a pochi civili che potevano permetterselo, Remo si appassiona della radiotecnica e, da autodidatta, impara l’arte della costruzione e della riparazione degli apparecchi «radioriceventi», come venivano chiamati allora. In sella alla bici, il suo nome cominciò a circolare fra quanti avevano necessità di interventi particolari, facendosi sempre apprezzare.
Una stima che, come ricorda, una volta gli valse anche un «abbuono» ad un turno del corso paramilitare del sabato pomeriggio a Tenna, avendo riparato l’apparecchio radio dell’allora commissario fascista.
Riuscì anche a non vedere i drammi della guerra: ventenne allo scoppio del secondo conflitto mondiale, ad una prima visita fu dichiarato «rivedibile», ma nel 1941 fu invece spedito in fanteria a Silandro, dove però gli venne riconosciuto un episodio precedente di broncopolmonite che, per sua fortuna, lo fece rimandare definitivamente a casa.
In questo periodo strinse anche amicizia con Silvio Nardelli, che da Trento sfollò sul colle di Tenna: anche lui appassionato radiotecnico che avrebbe contribuito, qualche anno dopo, a fondare la «Star T», fabbrica di apparecchi radio attiva a Trento dal 1947 al 1960).
Ma, come ricorda nitidamente, nei primi mesi del 1945 ebbe anche un incontro diretto con i nazisti già in fibrillazione per le sorti della guerra: la nomea di abile riparatore arrivò anche a loro, che gli portarono quattro radio da aggiustare. Tre apparecchi li riparò, ma il quarto lo danneggiò abilmente, in modo che ai militari sembrasse da buttare.
Non senza correre qualche rischio per questa scelta, la radio rimase a lui, ma per farla funzionare fu sufficiente riavvolgere il trasformatore. Il guadagno della vendita di questa Philips lo aiutò, appena un anno dopo, il 7 maggio 1946, ad aprire la bottega di apparecchi elettronici assieme a Mario Leonardelli, di cinque anni più giovane. Quel Mario Leonardelli che avrebbe dato il via all’omonimo impero di negozi e che nell’aprile 2019 è scomparso all’età di 94 anni.
Leonardelli, nel 1953, lasciò la società trasferendosi in via Crivelli e Remo Gianesini proseguì da solo fino al 1985: quando andò in pensione, il laboratorio di riparazioni stava cominciando già a diventare «storia» per i passi da gigante che la tecnologia stava compiendo.
Ma, nonostante questo, il laboratorio di casa sua non ha mai smesso di essere fucina per l’inventiva e la creatività che lo hanno sempre contraddistinto (nei primi anni di attività commerciale assemblò alcuni apparecchi con lamiere di portiere di auto militari o con altro materiale di recupero), neanche ora, nonostante qualche acciacco dovuto all’età, fra le coccole e le cure dei figli e dei nipoti.
Una passione irrefrenabile, sia per la radiotecnica che per la vita: fino ad un paio di anni fa Remo andava in macchina da solo, almeno per raggiungere l’ambulatorio del suo medico, ma dopo un infortunio ciò non gli è stato più possibile. Ma, come confermano anche i familiari, la voglia di autonomia non è scemata.
Piccola curiosità: Remo è fratello di Aldo, scomparso all’inizio di quest’anno, che è stato insignito dal presidente Sergio Mattarella della medaglia d’onore riconosciuta ai cittadini italiani reduci o ex internati della seconda guerra mondiale.
Aldo infatti è stato uno degli ultimi superstiti dell’eccidio nazista di Cefalonia: militò nel 317° reggimento fanteria, della celeberrima Divisione Aqui, e dopo vicissitudini infinite tornò a casa solo nel 1946, due mesi prima che suo fratello aprisse la sua bottega.
Ma questa è un’altra storia.

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