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"Femminicidio, ora si passi ai fatti;

amare non significa possedere"

Assemblea di tutti i consigli, le proposte di Santoni, Bazzanella, Rigatti e Ulivieri

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tommaso ulivieri

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franca bazzanella

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5 minuti 50 secondi

Dopo il corteo di domenica 15 settembre 2019 a Nago in memoria
di Elenora e Alba Chiara, arrivano diversi appelli per un
lavoro culturale comune: «Basta con queste tragedie»

Le idee di Bazzanella e Ulivieri: «Un incontro di tutti
con esperte, per elaborare proposte di potenziamento
di assistenza alle vittime e un nuovo “sportello donna”»


ALTO GARDA - Un tavolo di lavoro comune, un’assemblea di tutti i consiglieri e le consigliere dei Comuni e della comunità di valle per affrontare la tematica della cultura maschilista e del femminicidio. Qualcosa si muove nell’Alto Garda.
Due femminicidi, a poca distanza di tempo l’uno dall’altro, hanno scosso gli animi: il lunghissimo applauso dedicato domenica alle 15, a Nago, a Eleonora e Alba Chiara, vittime della violenza maschile e di una mentalità patriarcale che considera la donna a servizio dell’uomo, ha concluso il corteo e il "sit in".
In testa c’erano i sindaci del Basso Sarca e quello di Rovereto, ma ora tre donne e uomini delle istituzioni locali, Ginetta Santoni, presidente del consiglio comunale di Dro, Luisa Rigatti assessora alla cultura di Nago Torbole, Franca Bazzanella consigliera a Riva del Garda e Tommaso Ulivieri consigliere di Arco, rilanciano ipotesi di lavoro e riflessioni per non lasciare cadere nel vuoto questa presa di coscienza collettiva.
«Il corteo di domenica - osserva Ginetta Santoni - è stato un atto importante. Sono azioni necessarie, che diventano incisive se ci sarà un impegno concreto da parte dell’istituzione per abbattere la cultura dominante, che ancora oggi svilisce il ruolo delle donne. Si deve iniziare fin da subito, dagli asili e dalle scuole materne a insegnare il rispetto. Il rispetto delle persone, il rispetto fra i generi. I femminicidi nascono dal senso di proprietà che un uomo ha nei confonti della propria compagna, moglie, amica. Quel diritto presunto di sentirsi il giudice delle scelte altrui e in questo caso delle scelte che una donna può da sola, liberamente fare».
Per Tommaso Ulivieri, co-promotore del corteo di domenica, è giunto il momento «di guardarsi tutte e tutti negli occhi e pensare se stiamo facendo abbastanza per fornire alle donne tutti gli strumenti utili per contrastare ed eliminare questa violenza, tenendo conto del complesso delle situazioni pratiche e psicologiche, delle paure, dei ricatti e delle sottovalutazioni in cui spesso si trovano».
Per questo motivo Ulivieri e Bazzanella «invitano le consigliere e i consiglieri dell’Alto Garda e Ledro a un incontro con esperte, per elaborare proposte di potenziamento dell’assistenza alle vittime della violenza di genere, coinvolgendo "i soggetti del terzo settore della rete antiviolenza" e lavorando per aprire uno "sportello informativo" così come previsto dalle mozioni approvate all’unanimità ad Arco (proponente Max Floriani) e a Riva (Bazzanella) nel 2016».
Uno sportello gestito dalle reti antiviolenza (Famiglia materna di Rovereto, Centro antiviolenza di Trento...) e non dall’assistenza sociale perché «le donne, soprattutto quelle con figli - spiega Bazzanella - trovano difficoltà nel rivolgersi agli sportelli dell’assistenza sociale, seppur provvisti di personale altamente specializzato».
«Va benissimo essere presenti ai funerali e alle manifestazioni con le fasce tricolore - prosegue Franca Bazzanella - ma è necessario fare molto di più. La mozione del 2016 giace ancora nei consigli comunali e prevede tra l’altro di sostenere le iniziative volte alla sensibilizzazione sul tema della violenza di genere e/o all’orientamento, al sostengo e all’ascolto delle donne vittime di violenza e al mondo maschile; di avanzare esplicita richiesta alla Comunità Alto Garda e Ledro di individuare strumenti, metodi e risorse (come un numero di telefono 24 ore su 24) coinvolgendo i soggetti del 3°settore della rete antiviolenza per potenziare l’assistenza alle vittime e diffondere la conoscenza dei servizi di riferimento disponibili sul territorio».
E per tornare al patriarcato, insito anche nella cultura occidentale, Ginetta Santoni osserva: «Purtroppo da sempre è stato negato alle donne il diritto di essere libere e il diritto di scelta. È stato negato innanzitutto dalla storia. Molte donne hanno dato molto alla storia senza essere mai mezionate nei libri, nei testi scolastici: Ipazia, Elisabeth Blackwil, Mary Agnes Chase, Elena Piscopia, Alice Ball, Barbara Mcclintock, Grace Hopper, Anna Easley, Alfonsina Strada, Artemisia Gentileschi, Margarete Hamilton e moltissime altre donne studiose e storiche».
«Nei libri di testo - prosegue Santoni - troviamo solo azioni eroiche di uomini e anche per questa "dimenticanza" di riconoscimento al femminile, sembra che la storia l’abbia fatta solo il genere maschile. Questa diversa valutazione dei ruoli anche nei testi scolastici, come il linguaggio troppo spesso declinato al maschile, crea negli studenti e nelle studentesse un’immagine distorta degli eventi storici e della società. E si innesca il pregiudizio che il genere femminile valga meno. Voglio anche ricordare che la forza del genere femminile nel corso dei secoli ha spaventato il potere maschile tanto che migliaia di donne sono state bruciate, definite streghe, per il loro sapere, per la loro preparazione nel campo medico ed erboristico».
E in ultimo le fiabe, «i racconti per bambini e bambine dove in ogni situazione - osserva Santoni - il genere femminile appare come quello che deve essere salvato, accudito, protetto, in alcuni casi addirittura le donne vengono concesse in premio al vincitore della battaglia (il re spesso concede in premio le proprie figlie, come premi, suppellettili). Sono situazioni che continuamente ribadite, riproposte e raccontate, instaurano una cultura della proprietà, del non rispetto nei confronti del genere femminile. Sviliscono, umiliano, screditano tutte le donne». (stis)


ALTO GARDA - Lunedì sera il consiglio comunale di Nago-Torbole ha riservato i primi minuti all’assessora alla cultura Luisa Rigatti, che ha espresso profonda vicinanza alla famiglia di Eleonora Perraro, uccisa il 5 settembre a Nago. «Era doveroso un momento di riflessione per quanto accaduto - ha detto l’assessora - Eleonora è stata brutalmente ammazzata qui, in questo luogo decantato da poeti ed artisti. Dostoevskij scrisse ne L’idiota:“La bellezza salverà il mondo”.
Bellezza che dovrebbe suscitare amore, mostrare nell’altro un prossimo da amare; eppure non ha frenato chi ha ucciso Eleonora. Tutti noi condanniamo il gesto, non possiamo esimerci dal farci un esame di coscienza, capire che società stiamo creando. Finché la violenza e l’odio prevarranno nei nostri cuori per dominare la vita altrui, sino a quando non chiariremo che “amare” non significa sopraffare, possedere e distruggere, mai vinceremo questa battaglia». L’amore mostrato durante il corteo domenicale dalle famiglie di Eleonora Perraro e di Alba Chiara Baroni, uccisa dal fidanzato il 31 luglio 2017 a Tenno, è il solo capace di elevarsi a coraggio e sostegno reciproco, contro ogni forma di violenza. Dopo aver citato la poetessa roveretana Isabella Fantoni, l’assessora Rigatti ha lasciato parlare “Sorridi donna”, capolavoro di Alda Merini, dedicandone i versi a Eleonora, Alba Chiara e a tutte le vittime di violenza: «Sorridi donna / sorridi sempre alla vita / anche se lei non ti sorride. / Sorridi comunque agli amori finiti / sorridi ai tuoi dolori / sorridi comunque. / il tuo sorriso sarà / luce per il tuo cammino / faro per naviganti sperduti. / Il tuo sorriso sarà / un bacio di mamma, / un battito d’ali / un raggio di sole per tutti». (E.P.)

 

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