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Sul Monte Ghello emergenza

per i bocconi avvelenati:

morta anche una volpe

 

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Vedere il proprio animale morire tra atroci sofferenze è l’incubo di ogni proprietario di cane o gatto. Ed è un incubo a cui gli abitanti delle frazioni di Moietto, Saltaria e Zaffoni, ma anche chi si trova a passeggiare da quelle parti, devono pensare ogni primavera quando ritorna la paura che in queste aree vengano disseminate delle esche avvelenate. Un timore reale visto che circa tre settimane fa era stata ritrovata una volpe morta in maniera sospetta, che alcuni giorni fa nella zona dei Toldi è stata rilevata un’altra carcassa di volpe, ora sottoposta alle analisi del caso e, fatto consolidato, a gennaio in zona Bertolda era stata rinvenuta un’esca, prontamente recuperata e fatta analizzare, che purtroppo era in tutto e per tutto un boccone avvelenato. Portata in laboratorio si è infatti rivelata un preparato di cibo mescolato a pesticidi, un «boccone» dunque estremamente pericoloso non solo per gli animali, ma anche per qualche bambino.

Da qui la decisione da parte del Comune di Rovereto di affiggere una comunicazione urgente sulla bacheca circoscrizionale di Saltaria che avvisa «delle possibili presenze di bocconi ed esche contenenti veleni o sostanze tossiche e nocive costituenti un grave rischio per la salute dell’uomo e degli animali in Rovereto, frazioni di Saltaria e Bertolda». Per questo consiglia «di non manipolare eventuali bocconi o esche che siano reperite sul territorio comunale, dandone immediato avviso alla Poizia Locale, alla Stazione forestale, ai Carabinieri o alla Polizia di Stato», ed inoltre suggerisce «a tutti i proprietari e conduttori di cani di tenerli al guinzaglio non più lungo di 1,5 metri e di dotarli di idonea museruola, e di fare attenzione nel recarsi con gli animali nelle frazioni Moietto, Saltaria, Zaffoni e nelle aree circostanti». «È un problema serio - commenta Bianca Gaifas, che abita in zona - anche perché l’anno scorso avevo il guinzaglio del mio cane lungo un metro e mezzo, eppure il boccone avvelenato era accanto alla bacheca dove mi ero fermata».
Tra le sostanze usate più spesso per costruire un’esca avvelenata c’è l’antigelo che colpisce frequentemente i cani che sono attirati dal gusto dolciastro di questa sostanza tossica. Altri composti pericolosi sono i lumachicidi, che si trovano in commercio sotto forma di granuli o pellets spesso colorati di azzurro-celeste; i pesticidi e gli antiparassitari che provocano aumento della salivazione, vomito e incontinenza urinaria e fecale; i rodenticidi e i talpicidi che provocano sanguinamento, e infine la stricnina che porta a contrazioni muscolari incontrollate. Il ritrovamento di un’esca deve essere immediatamente segnalato ai servizi veterinari dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari (Apss), agli organi di Polizia Giudiziaria o al medico veterinario di fiducia. Nel caso specifico, a far salire il livello di attenzione, anche la segnalazione «che si sono verificati dei casi di avvelenamento di cani», da parte del Dipartimento di prevenzione dell’unità opertiva di Igiene e sanità veterinaria della Apss di Rovereto.

Fermo restando che non esistono giustificazioni di sorta per un comportamento così incivile, l’uso di bocconi avvelenati andrebbe collegato a due fenomeni distinti: da un lato il desiderio di eliminare la fauna selvatica predatrice, e dall’altra l’insofferenza verso la consuetudine dei tanti che vanno a passeggiare in zona, o di non provvedere alla raccolta delle deiezioni dei propri cani, o alla dispersione nell’ambiente dei sacchetti usati per la raccolta delle feci. Da qui la richiesta di alcuni abitanti delle zone coinvolte di portare avanti un confronto con la circoscrizione per trovare una soluzione a quest’ultimo problema.
Intanto però resta l’emergenza, visto che la presenza di sostanze velenose disseminate intenzionalmente, resta accertata. In attesa dei risultati sulla volpe dei Toldi.

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