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Marangoni riaccende i motori

Apertura parziale di 3 reparti

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La Marangoni torna a produrre. Non sarà una riapertura completa dell’azienda, ma i motori si riaccendeanno per lo meno per gestire una commessa, a servizio dei settori ritenuti essenziali. Risultato: oggi  torneranno in fabbrica altri 41 addetti, oltre ai 21 che già continuavano a lavorare, per gestire le consegne e tenere aperto il termovalorizzatore.

Una notizia, quella della parziale riapertura della produzione, che ha generato le immediate reazioni dei sindacati: Cgil e Cisl hanno chiesto un incontro all’azienda, per chiarire i dettagli circa la sicurezza nei diversi reparti. I Cobas hanno verificato attraverso il Commissariato del governo la possibilità di Marangoni di procedere con questa decisione. Ma sembra che il parziale riavvio di alcuni reparti produttivi sia semplicemente nel quadro della deroga già ottenuta la settimana scorsa.

Per capire il contesto, serve fare qualche passo indietro. La Marangoni voleva mantenere la produzione, anche perché - come tante aziende italiane - temeva ripercussioni sul fronte della liquidità. Ma l’ultimo decreto Conte aveva escluso le aziende di produzione di pneumatici e di ricoperti, dall’elenco delle fabbriche che potevano continuare la produzione perché ritenute essenziali. Una decisione che la Marangoni per altro non aveva preso benissimo: in un comunicato stampa piuttosto duro il presidente del gruppo Vittorio Marangoni aveva fortemente criticato sia la scelta del governo - che a suo parere metteva a rischio un settore strategico come quello dei trasporti - sia il ruolo dei sindacati.

Immediata è arrivata la serrata: la fabbrica ha fermato la produzione, chiedendo la cassa integrazione per i dipendenti. Al Commissariato dei governo Marangoni la settimana scorsa ha chiesto la deroga per le attività minime a sostegno dei trasporti (tra cui anche l’azienda di trasporto pubblico di Firenze): sono rimasti al lavoro alcuni dipendenti in servizio al magazzino, al reparto spedizioni, in portineria, nonché i 13 addetti al termovalorizzatore: fermare quello avrebbe comportato danni di centinaia di migliaia di euro. Insomma, in tutto 21 persone. La deroga è arrivata: le poche attività permesse in fabbrica erano a sostegno del mantenimento di un minimo livello di assistenza della filiera dei trasporti.

Questo è la ratio della deroga. E nei limiti di questo principio ora si riaprono parzialmente alcuni reparti produttivi. L’azienda ha annunciato di aver richiamato al lavoro 14 addetti al reparto mescole, 6 in ricostruzione autocarro caldo, 7 ricostruzione autocarro freddo, 5 in magazzino, 6 in manutenzione e 3 per servizi generali: un provvedimento, ha spiegato l’azienda, necessario «per assicurare un minimo livello di tutela della continuità delle attività della filiera dei trasporti».

Scettici i Cobas, che hanno subito verificato con il Commissariato del governo. Mentre Cgil e Cisl hanno chiesto un incontro per ragionare di misure di sicurezza.

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