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Orchidee alpine a rischio estinzione.

Ricerca del museo Civico

con l'Università di Padova

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Finire sulle pagine della prestigiosa rivista «Nature Communications» non è cosa di tutti i giorni: a riuscire nella onorevole impresa sono i botanici Giorgio Perazza, Alessio Bertolli e Filippo Prosser del Museo Civico di Rovereto che, in collaborazione con il professore Lorenzo Marini e la dottoranda Costanza Geppert dell'Università di Padova, hanno realizzato un accurato studio da cui emerge che le orchidee alpine, soprattutto alcune specie, se la stanno passando piuttosto male, sia a causa dei cambiamenti dell'utilizzo del suolo che per l'innalzamento globale della temperatura. Per alcune si parla addirittura di rischio estinzione.

Lo studio (Consistent population declines but idiosyncratic range shifts in Alpine orchids under global change) si pone dunque come un punto di riferimento fondamentale per capire e monitorare queste piante curiose e affascinanti. Verrà presentato online il 10 dicembre alle ore 18 sui canali social del Museo Civico.

Alessio Bertolli, vicedirettore del Museo Civico di Rovereto, e coautore del lavoro, è un esperto botanico. Cosa hanno di speciale le orchidee alpine?
«Sono gli esseri vegetali più evoluti in circolazione e inoltre sono degli indicatori ambientali pazzeschi, rifuggono i terreni intaccati dall'uomo: per questo sono diffuse nei boschi, paludi, prati di bassa quota, di alta quota, ma non si troveranno mai a bordo strada o in un vigneto, basta un po' di concime per farle sparire. Inoltre hanno bisgno della simbiosi di alcuni funghi perchè il seme germogli e per attirare gli insetti impollinatori assumono la loro forma, a volte perfino emettendo feromoni per ingannare gli insetti maschi. Altre volte si arrangiano con l'autofecondazione».

Tra i fattori che mettono in pericolo le orchidee c'è anche il riscaldamento globale. Ma non sono fiori che amano il caldo?
«Quando pensiamo alle orchidee, spesso abbiamo in mente quelle d'appartamento, che crescono nelle zone calde del pianeta, ma non è così: le specie con cui abbiamo a che fare sulle Alpi occupano buona parte del territorio, tranne che l'acqua e la roccia. Alcune specie si sono adattate al freddo e fioriscono fino a 2600 metri di altitudine».
Come si riconoscono?
«Quasi esclusivamente dal fiore. Alcune, come quelle comunemente chiamate Pianella di Venere o anche la Nigritella, hanno un aspetto molto caratteristico e sono ben conosciute, mentre per altre serve veramente uno specialista. Tra le più rare c'è la Nigritella buschmanniae che cresce esclusivamente nel cuore del Brenta e in nessun altro posto al mondo».

Nello studio si parla di estinzione. È un termine forte...
«È quello che accade. L'estinzione può essere globale o locale: per ragioni diverse, dall'800 ad oggi in Trentino abbiamo assistito a 53 estinzioni, tra cui anche quella di alcune orchidee. Per esempio tra Riva e Torbole cresceva l'orchidea Laxiflora, che amava le paludi, e che adesso grazie alla "bonifica" del terreno è scomparsa. Il cambiamento climatico altera tutta una serie di fattori che, di fatto, portano alla scomparsa di alcune specie di orchidee».
Le aree protette quindi non bastano a salvarle?
«Quasi tutte le specie di orchidee provinciali sono sotto tutela, e almeno la metà di queste è a rischio, sia per la scomparsa dei prati aridi che per il riscaldamento climatico. Dagli studi portati avanti in oltre trent'anni, e anche grazie alla poderosa mole di dati raccolti da Giorgio Perazza, emergono dati importanti. Per esempio, per sfuggire al caldo, le piante si spostano verso altitudini maggiori e nel caso delle orchidee si parla di una "migrazione" di ben due metri l'anno. Ma non crescono sulla roccia, e così la fascia che le ospita si assottiglia sempre più. Diverso è il discorso dei prati aridi e non è solo l'agricoltura a fare danni, ma anche l'abbandono: quando si lascia andare un terreno, viene occupato da specie legnose che ostacolano la biodiversità. Bisogna agire a livello locale, sia proteggendo l'habitat di crescita, che promuovendo una tutela attiva del territorio».

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