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San Martino-Passo Rolle, l'affondo di Dallapiccola: "Non ci sono più alibi, si può dare il via all'appalto"

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«Ora si può cominciare l’iter per l’appalto dei lavori del collegamento funiviario San Martino-Passo Rolle. La Via positiva c’è, i soldi ci sarebbero e si manterrebbero le promesse fatte al territorio, dando una spinta al lavoro».
Esordisce così il consigliere Michele Dallapiccola, tra i padri fondatori della cabinovia Colbricon Express, tangibile tassello del 2018 nella riqualificazione impiantistica di San Martino di Castrozza che vede il suo compimento nell’arrivo sci ai piedi a Passo Rolle.
A parte l’annosa questione economica, non le sembra che non sia il momento migliore per parlare di nuovi impianti di risalita, con la bagarre in corso?
«Il collegamento non va configurato come un aggeggio per divertirsi. Perché questo è un attrezzo per lavorare e il capitolo “collegamento San Martino Passo Rolle” fa parte delle politiche del lavoro perché aggancia l’esigenza delle imprese di operare e aggancia le esigenze delle aziende turistiche di lavorare e di continuare a sperare nel proprio futuro. Quindi va decontestualizzato rispetto alla polemica impianti a fune sci sì sci no perché questa è tutta un’altra cosa, è uno sviluppo pensato e ragionato per la Valle dall’utilizzo più che trasversale. Quindi è forse l’unico impianto a fune sensato per la Provincia».
Un impianto di mobilità sostenibile, come lo si è sempre definito.
«Sì, io sogno un Passo Rolle quale località di montagna raggiunta così, a periodi con la strada chiusa al traffico e aperta per le biciclette oppure come un’area pedonale o di pace, insomma un luogo da occupare interamente servito da un meraviglioso impianto che ne determini la sua specialità di area non solo nel periodo sciistico ma anche in molte altre stagioni».
Perché oggi sarebbe l’ora “x” per cantierare?
«Un cantiere è una spinta all’economia. In questi giorni, il progetto ha ricevuto l’ok anche dalla Via, la valutazione di impatto ambientale (subordinato però alla progettazione della strada lungo la Busabella, ndr), perciò siamo praticamente in grado di appaltare. Se l’intenzione è ancora quella di inaugurare entro il 2023 l’impianto, quindi con la stagione che parte alla fine del 2022, si deve partire a breve. Sì, vanno recepite delle osservazioni, ma tutta questa procedura ha senso non duri più di qualche mese. Nel frattempo, il bilancio provinciale diventa operativo e dunque si può pensare che prima della fine dell’inverno si possa dare ragionevole timing per le fasi di appalto, le autorizzazioni etc. Se c’è urgenza, i tempi si possono forzare: entro 30-60-90 giorni ma anche nella peggiore delle ipotesi con 90 giorni finiamo comunque a metà marzo, giusti in tempo per cominciare i lavori a fine inverno».
La soluzione economica è allora nel bilancio provinciale?
«Esatto. Nel bilancio della Pat dal 2019 sul 2020 si arrivava con un avanzo di amministrazione di 111,4 milioni, addirittura adesso ci presentiamo nel 2021 con un bilancio 2020 che produce un avanzo di 233,4 milioni, più del doppio. Non vedo dove sia il problema a destinarne 30 al progetto. Ovviamente questo per mantenere fede alle promesse. Se poi non si intende tener fede alle promesse, allora va bene qualsiasi altra volta, purtroppo».
Lei ha depositato un emendamento al proposito.
«Sì, e a quel punto, nel bene o nel male, il re sarà nudo perché sarà il presidente Maurizio Fugatti a decidere se far procedere l’iter o fermarlo. Se decide di fermarlo, dovrà avere la bontà di spiegare il perché. Saranno scuse, si farfuglierà spiegando che i soldi non servono subito, che la loro intenzione è realizzarlo, che io stia tranquillo, non serve stanziarli adesso perché i tempi ci sono per farlo anche dopo. E così io puntuale a maggio riprensenterò lo stesso emendamento e continuerò a presentarlo qualora venisse bocciato fin quando i tempi non saranno ritenuti maturi».

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