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Figlio denuncia il padre

perché guidava ubriaco

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Ha visto l'auto del padre andare a zig zag e, temendo che il genitore fosse alla guida ubriaco, ha chiamato le forze dell'ordine. Dalla segnalazione del figlio, nata da un sentimento di protezione, un sessantenne è finito davanti al giudice con l'accusa di guida in stato d'ebbrezza. E ha rischiato fino ad un mese di reclusione, come richiesto dal pubblico ministero. Non essendoci alcun riscontro oggettivo come l'alcoltest ad avvalorare l'ipotesi che l'automobilista fosse ubriaco, il giudice ha condannato l'uomo solo alla multa per guida pericolosa. 

Ma nel corso del dibattimento, uno dei primi processi celebrati in aula dopo l'emergenza coronavirus, non è emerso solo il lato giuridico della questione: protagonista è stato il sentimento. L'estate scorsa, quando accadde l'episodio discusso davanti al giudice, l'imputato stava attraversando un periodo difficile: dopo una vita nella pubblica amministrazione con incarichi di responsabilità, aveva vissuto male il traguardo della pensione. L'uomo stava affrontando un periodo di crisi personale profonda, trovando lo sfogo al suo malessere nella bottiglia. Situazione che stava preoccupando seriamente il figlio. Una sera d'agosto, verso mezzanotte, il giovane ha incrociato per caso in Valsugana la macchina del genitore: ha visto la vettura procedere a zig zag e con la freccia inserita, e solo per un soffio non si è verificato lo scontro con il mezzo che andava in direzione opposta.

L'amore nei confronti del genitore, il figlio l'ha manifestato telefonando al numero di emergenza "112" affinché intervenisse subito una pattuglia per fermare l'auto del padre. Ma non c'è stato alcun controllo. Il giorno dopo il giovane era stato sentito a verbale dai carabinieri in merito a ciò che era accaduto: sulla base delle sue dichiarazioni e di altri episodi accertati di abuso di bevande alcoliche del padre, è arrivata la segnalazione in procura. Il pensionato è finito dunque a processo con l'accusa di guida in stato d'ebbrezza. 

Nell'udienza del primo luglio il figlio è stato citato come testimone. La sua segnalazione ai carabinieri, è stato evidenziato, aveva come fine il contenimento di eventuali altri comportamenti pericolosi da parte del padre (che nel frattempo si è sottoposto a terapia). «Lo volevo proteggere» ha detto. L'avvocato Claudio Tasin, legale dell'imputato, ha sottolineato la mancanza di riscontri sulla condotta dell'uomo al volante: non è intervenuta nessuna pattuglia e dunque non c'è l'esito dell'alcoltest come prova di assunzione di alcol. A fronte della richiesta del pubblico ministero di una condanna a un mese di reclusione e 800 euro di multa, il giudice ha accolto la tesi difensiva: nessuna condanna per la guida in stato d'ebbrezza, ma una sanzione amministrativa per guida pericolosa.

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