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Passerini ricorda Agitu Ideo Guideta: «Più forte dell'odio e del razzismo»

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Una persona speciale. Una donna dalle qualità morali ed imprenditoriali fuori dal comune. Anzi, di più: rare. Uno straordinario modello d'integrazione, un simbolo di coraggio e passione. 
La tragica scomparsa di Agitu Ideo Guideta ha segnato Vincenzo Passerini. L'ex assessore provinciale, per anni presidente della Cooperativa sociale Punto d'Approdo e da sempre in prima linea per aiutare i deboli, conosceva bene la pastora etiope uccisa dal suo dipendente. 
«Provo una tristezza infinita - dice - per quanto successo alla mia cara amica. Ero sempre in contatto con lei e dovevamo presto vederci. Non sarà più possibile. Dovremo mantenere sempre vivo il suo ricordo, con i fatti. Non solo con le parole».

Di Agitu Ideo Guideta si è scritto tanto in questi giorni. Che altro si può aggiungere?
Appena la incontravi si veniva subito conquistati dalla sua passione, dalla sua creatività, dal suo amore per lo studio e per la vita. Dalla capacità di essere più forte delle avversità. Guardava avanti con fiducia, aveva un entusiasmo contagioso. C'è però una cosa che finora si è detto troppo poco.

Quale?
Non era solo un modello di integrazione, ma anche uno di resistenza al razzismo e alla xenofobia. L'amore che il Trentino e la Valle dei Mocheni le hanno dato, Agitu se l'è guadagnato con le lacrime e con il sangue. Quanti di quelli che sono ora al governo in Provincia e piangono la sua morte hanno espresso parole di solidarietà nei suoi confronti quando era stata offesa e ricoperta di cattiverie gratuite? Se non è crollata lo si deve alla sua tenacia e all'aiuto ricevuto da un gruppo di persone, che per fortuna nel tempo è cresciuto parecchio.

Da destra a sinistra, in realtà, stanno arrivando attestati di ammirazione nei suoi confronti. 
Agitu, lo ripeto ancora, ha dovuto far fronte alla propaganda razzista e xenofoba portata avanti da chi per vincere le elezioni ha individuato negli stranieri, in particolare negli africani, uno dei problemi da risolvere. Una campagna d'odio che ha avvelenato la società trentina e ha provocato gravissimi episodi come gli attentati alle case di accoglienza a Soraga, Lavarone, Roncone e San Lorenzo in Banale. 

Agitu era una grande donna, ma anche una eccellente imprenditrice.
È stata capace di imporsi in un settore complicato come quello della zootecnia. Se è dura farcela per una italiana, figuriamoci per una donna africana. Non si riusciva mai a capire dove trovasse l'energia per portare avanti le sue numerose iniziative. Accanto all'allevamento delle capre e alla commercializzazione dei prodotti caseari, aveva mille interessi. Anche sul fronte sociale e culturale. Ogni volta che ci parlavo restavo a bocca aperta: da lei c'era da imparare e basta. Perdiamo, credetemi, una figura di riferimento.

Lei è stato uno di quelli che è rimasto più vicino ad Agitu quando aveva subito minacce. 
Pure in quel periodo, nonostante i pensieri, ha mostrato una forza d'animo fuori dal normale e una grande dignità. 

Qual è il modo per migliore per ricordarla?
Cancellare il pregiudizio e la chiusura mentale che abbiamo nei confronti degli africani e che ci impedisce di valorizzare le loro qualità. Agitu ha avuto la forza per dimostrare le sue doti, non è però giusto che una società chieda a chi che è fuggito da contesti terribili di essere sovrumano per farsi apprezzare. La gente africana ha un tesoro di umanità e creatività da offrirci. Il Trentino non può più permettersi di avere pregiudizi nei confronti di chi arriva da quel continente.

Perché?
Da noi non si arresta il crollo demografico e il numero dei nostri giovani che se ne vanno altrove cresce. Chiudersi in se stessi è il peggiore dei mali. Bisogna aprirsi e integrare gli stranieri, sfruttando al massimo le loro potenzialità. Ne guadagneremmo tutti.

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