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Ricerche del fungaiolo:

la rabbia dei pompieri

contro il Soccorso alpino

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«Tutto è bene quel che finisce bene, ma...». Il difficoltoso intervento del fungaiolo disperso a cavallo tra la Val di Ledro e il versante della Valle del Chiese terminato fortunatamente con il salvataggio dell’uomo dopo una notte trascorsa in un canalone ha sollevato diverse polemiche tra le varie squadre di soccorso intervenute nelle ricerche.

L’allarme è scattato nella serata di martedì sera, verso le 20, con la selettiva per i vigili del fuoco volontari di Ledro e per la locale stazione del soccorso alpino. Le ricerche si sono da subito concentrate nei pressi di Malga Cap, sopra l’abitato di Tiarno di Sotto, a una quota di circa 1.400 di altitudine, dove è stata rinvenuta la macchina dell’uomo disperso. Ricerche andate avanti per qualche ora poi sospese a causa del buio e riprese nella primissima mattinata di mercoledì.

Non trovando tracce dell’uomo il raggio di ricerca si è allargato anche sui sentieri che collegano la Valle di Ledro con la Valle del Chiese, nei territori montani di competenza comunale di Pieve di Bono-Prezzo e Borgo Chiese.

Ed è qui il punto critico. I corpi della Valle del Chiese sono stati avvisati dell’intervento solo alle 10 di mercoledì mattina (oltre 12 ore dopo l’allarme) chiedendo il loro supporto. Sono quindi intervenuti oltre 30 volontari dei corpi di Pieve di Bono, Prezzo, Daone, Bersone, Praso e Condino coordinati dal comandante del corpo di Pieve di Bono Cesare Balduzzi.

I volontari intervenuti sono stati portati in quota dall’elicottero dei Vigili permanenti di Trento ed dopo ore di ricerca, attorno alle 13,30, hanno rintracciato l’uomo disperso in un canalone sul proprio territorio comunale di competenza.

«Fortunatamente - commenta il comandante Cesare Balduzzi - l’uomo è stato tratto in salvo. Ma la gestione dell’intervento ha lasciato alquanto a desiderare. Siamo stati avvisati dodici ore dopo l’allarme seppur la zona di ricerca riguardava anche il nostro territorio di competenza. Fossimo intervenuti prima probabilmente avremmo anche ritrovato prima l’uomo ferito.

Credo che, soprattutto per poter assicurare la massima efficienza possibile ma anche per un rispetto dei confini di competenza, sia il minimo avvisare i corpi che operano sul territorio in cui avviene una ricerca».

Ma perché questo disservizio? «Non so. Probabilmente perché - commenta amareggiato Balduzzi - il personale del soccorso alpino della stazione di Ledro e Riva del Garda intervenuto voleva risolvere l’intervento in autonomia. Ma qui parliamo di soccorsi e l’egoismo e il voler mettersi in mostra deve essere messo da parte. Non è la prima volta che i corpi dei Vigili del Fuoco Volontari del Chiese palesano questa difficoltà di dialogo con gli operatori e con la centrale unica di emergenza. Siamo stufi - prosegue Balduzzi anche a nome dei colleghi comandanti dei corpi intervenuti - di questa gestione poco fluida che non fa altro che comportare dei ritardi nei soccorsi. Mi preme evidenziare invece l’ottima collaborazione avuta con il corpo forestale della Valle del Chiese intervenuto con il quale abbiamo lavorato in completa sinergia. Tutti i volontari di soccorso dovrebbero lavorare per il buon esito di ogni singolo intervento e non per primeggiare rispetto agli altri corpi di soccorso. Purtroppo - conclude Balduzzi - non sempre è così».

Insomma, tutto è bene quel che finisce bene ma non ha funzionato proprio tutto bene nella macchina dei soccorsi.

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