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Marangoni, pignorato

il 25% delle quote

che andranno all'asta

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Più o meno il 25% delle quote della Marangoni Holding Spa finiranno all’asta. Pignorate. Tra l’altro, più o meno a prezzo di saldo, perché dagli iniziali 7,5 milioni, si è arrivati adesso a 4,5 milioni. Anche poco, vien da dire, per la società che controlla un gruppo internazionale magari adesso un po’ ammaccato, ma comunque un colosso nel mondo degli pneumatici. La buona notizia è che l’operazione non c’entra nulla con la gestione ordinaria della società, dello stabilimento roveretano o del gruppo: quello pignorato, per capirsi, è un socio, non il gruppo. Ecco perché i sindacati non sono già in fibrillazione: «È una vicenda che monitoriamo da qualche tempo - ammette Ivana Dal Forno, Cisl. Di sicuro per ora non c’è stata la fila: la riduzione del valore, dal prezzo di stima, significa che le altre aste fin qui bandite nell’ultimo anno sono andate deserte. Ma la notizia è di interesse anche per un altro aspetto: per indicare il valore delle azioni, si è dovuta fare una perizia. E quella perizia è la fotografia più dettagliata che si è vista negli ultimi anni del gruppo Marangoni. È datata, quello sì: è firmata ottobre 2019, ma si basa molto sul bilancio 2018. Ma resta un’analisi dettagliata, che dà un valore al gruppo Marangoni: 30.197.025 euro. E purtroppo gli conferisce anche un «badwill», un avviamento negativo.
La vicenda. La Marangoni holding Spa è la società costituita nel 2014, che controlla (con il 97,75% delle azioni) il gruppo Marangoni Spa. La holding a sua volta è di proprietà di alcuni soci, sia privati cittadini che società. I problemi li ha un socio, e a causa - stando alle indiscrezioni - di vicende che non riguardano neppure lui, ma una persona per cui ha dato garanzia, e che si era esposta con il Banco delle Tre Venezie. Morale, l’istituto di credito lì è andato a battere cassa. E figurando tra le proprietà le quote della holding Marangoni, ha pignorato quelle. La procedura è partita a inizio anno. Si è provato a vendere i tre lotti (ognuno del valore di 8,57%) lo scorso 26 luglio, poi l’1 ottobre e ora si torna a metterle sul mercato, ma ad un prezzo decisamente più basso: 1.423.125 euro l’una.
La perizia. L’ha stilata il commercialista Marco Ertman. Una non agile lettura, da cui emerge la descrizione di un colosso in un momento di grande incertezza. Si parla di un’azienda «in stato di forte tensione finanziaria e con un patrimonio netto in rapida erosione». Su tutte basti una frase, a raccontare la situazione. Parlando del piano industriale 2019-2022, il perito osserva che «il piano è algebricamente e contabilmente esatto, ma si basa su una serie di ipotesi che sono tuttalpiù probabili, ma mai certe». In realtà due cose sono da evienziare: quel piano industriale era, in sintesi, il piano B, nell’eventualità che non si concretizzi l’ingresso societario da parte della brasiliana Vipal. E dall’altra, a proposito di ipotesi probabili, alcune si sono già concretizzate, dalla vendita della Marangoni Meccanica all’acquisizione da parte di Vpal di Marangoni America. Ma ecco, lo spirito della perizia è quello. E alla fine dà anche un valore al gruppo Marangoni. Ma soprattutto, gli assegna un badwill, un avviamento negativo, di 45 milioni di euro. Questo fa abbassare il valore del gruppo, indicato dal perito in 75 milioni di euro.

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