Centro Astalli di Trento, nuovo direttore: Daniele Danese al posto di Stefano Canestrini
La critica al sistema trentino (smantellato) dell’accoglienza: «il grande numero di persone che si rivolgono alle nostre strutture di accoglienza notturna e ai nostri sportelli è il sintomo evidente di un sistema che non funziona come dovrebbe»
TRENTO. Dopo undici anni di servizio come coordinatore del Centro Astalli Trento, Stefano Canestrini passa il testimone a Daniele Danese, già coordinatore del SAI Trentino, il programma del Ministero dell’Interno che gestisce l’accoglienza e l’inclusione delle persone rifugiate sul territorio provinciale.
Danese, 42 anni, una laurea magistrale presso l’Università di Padova con un focus su Pace e diritti umani e una formazione da educatore professionale socio-pedagogico, si occuperà quindi di coordinare le attività dell’associazione trentina, che quest’anno celebra vent’anni di attività.
“Nei prossimi anni saremo chiamati a portare avanti un’eredità ormai consolidata, con progetti strutturati e molti operatori che ogni giorno si spendono per accompagnare, servire e difendere persone richiedenti protezione internazionale e rifugiate.”
Persone, sottolinea Danese, che troppo spesso sono confinate ai margini della società e private dei servizi essenziali a cui avrebbero diritto. “Negli ultimi anni, a seguito dei tagli al sistema di accoglienza trentino, siamo cresciuti molto come associazione. Ma il nostro obiettivo principale non è mai stata la crescita fine a se stessa. Anzi, è una situazione che ci provoca un forte senso di frustrazione: il grande numero di persone che si rivolgono alle nostre strutture di accoglienza notturna e ai nostri sportelli è il sintomo evidente di un sistema che non funziona come dovrebbe.”
Per questo motivo, prosegue Danese, sarà sempre più importante supportare le persone rifugiate affinché possano far sentire la propria voce, contrastando al contempo una retorica securitaria ed emergenziale che rischia di allontanare la comunità.
“Siamo circondati da una narrativa pericolosa. Le persone sono bombardate da dichiarazioni faziose, che sfruttano situazioni di marginalità – esito di un sistema che non funziona – per instillare una retorica d’odio. Invece, dobbiamo favorire l’incontro tra le persone rifugiate e la comunità, per far comprendere che può esserci un arricchimento reciproco. Che cercare un futuro migliore è un diritto. Che garantire un’accoglienza dignitosa e servizi adeguati non è solo una questione di giustizia, ma un beneficio per l’intera società.”
Sfide su cui l’associazione, sotto la guida di Stefano Canestrini, ha lavorato intensamente negli ultimi anni. “Se dovessi rappresentare questi undici anni con un’immagine”, afferma Canestrini, “penserei alle radici di un albero. All’inizio erano fragili, incerte, in cerca di stabilità. Nei primi anni ci siamo trovati di fronte a bisogni enormi e crescenti, come durante la cosiddetta emergenza Nord Africa, senza avere sempre le risorse necessarie per rispondere.
Con il tempo, però, quelle radici si sono rafforzate. Abbiamo imparato a lavorare con più metodo, a costruire reti e a consolidare i nostri servizi. Abbiamo resistito a provvedimenti che minacciavano il sistema di accoglienza e abbiamo continuato a lavorare per superare la logica emergenziale della migrazione, a favore di risposte strutturali e durature.”
Il Centro Astalli Trento
L'Associazione Centro Astalli Trento ETS è la sede trentina del Centro Astalli, componente italiana del Servizio dei Gesuiti per i Rifugiati-JRS, presente in 50 Paesi nel mondo. Dal 2005, si adopera per accompagnare, servire e difendere le persone che fuggono dai propri Paesi d'origine a causa di guerre, discriminazioni, violenze e cambiamenti climatici, attraverso servizi alla persona e attività di sensibilizzazione e advocacy.