Piazza Lodron strapiena a sostegno dell'Europa
Centinaia di trentini sabato 15 marzo, hanno voluto celebrare l'Europa, intesa come sentimento, più che come entità politica. In una piazza Lodron strapiena, che nonostante il cielo bigio era colorata di blu e giallo europeo e ucraino e di arcobaleno, si sono radunati per ascoltare gli interventi di tanti, senza però bandiere di partito. Solo, appunto, il blu d'Europa
TRENTO. Nonostante una pioggia insistente, centinaia di trentini ieri, sabato 15 marzo, hanno voluto celebrare l'Europa, intesa come sentimento, più che come entità politica. In una piazza Lodron strapiena, che nonostante il cielo bigio era colorata di blu e giallo europeo e ucraino e di arcobaleno, si sono radunati per ascoltare gli interventi di tanti, senza però bandiere di partito. Solo, appunto, il blu d'Europa. Tanto blu. C'erano militanti di partiti di centrosinistra, dei sindacati confederali, di associazioni. La manifestazione ha raccolto l'adesione di un mondo composito e diverso, ma unito dallo stesso spirito europeo. Forse cinquecento persone.
Cerimoniere dell'evento l'ex consigliere provinciale Paolo Ghezzi, fasciato da una bandiera europea, che ha tenuto insieme i vari interventi. In piazza tanti politici, come Lorenzo Dellai, Roberto Pinter del Pd, suo vice in Provincia anni fa, la verde Lucia Coppola. È arrivato Mario Cossali dell'Anpi, Marco Odorizzi, direttore della Fondazione De Gasperi a ricordare il messaggio europeista dello statista trentino.
C'era il presidente del Patt, Franco Panizza. I consiglieri provinciali del Pd Michela Calzà e Alessio Manica e il loro compagno di partito, Alex Benetti. Al microfono un altro consigliere del Pd, Andrea de Bertolini, per cui è necessario battersi contro le prevaricazioni e le intollerabili minacce di invasione. «L'Europa come paradigma di tutela delle minoranze - ha detto de Bertolini - De Gasperi ci ha ricordato il privilegio di essere liberi. Viva l'Europa», ha concluso, mentre all'esterno della piazza rimbombavano le casse del corteo pro-Palestina e anti-Europa, che a tutto volume hanno sovrastato per un po' gli interventi, tra i quali quelli del sindaco di Trento, Franco Ianeselli che ha ricordato la connessione tra piazza Lodron e piazza del Popolo a Roma: «L'Europa è il nostro destino».
Dopo di lui Gianni Kessler, animatore di Eucraina che ha ricordato l'incontro del 20 febbraio tra Trump e Zelensky che ha dato il via a un sovvertimento dei principi «su cui si basa il nostro vivere civile, un tradimento della pace nella sala Ovale». Ha sottolineato che «a ognuno di noi non è concesso il lusso di stare a guardare. L'Europa deve dare prova della sua esistenza». Kessler ha difeso l'idea del riarmo: «Dobbiamo difenderci assieme, ci vuole una sovranità europea. Ce l'abbiamo per la moneta e non per la difesa. Dobbiamo prendere le armi per difendere la libertà dell'Ucraina. Sapere che ci sono piazze così è importante per loro».
Alla fine tre interventi dei partiti, mentre la pioggia rallentava sulla città, gli ombrelli si chiudevano e i partecipanti si guardavano in faccia, riconoscendo amici e conoscenti, felici di essere insieme a una manifestazione per valori comuni, mentre un bambino con la bandiera europea sul petto, orgogliosamente esibiva una scritta: «Sono un figlio dell'Erasmus», a ricordare un sistema che ha fatto incontrare centinaia di migliaia di giovani a riconoscersi nei valori di un continente. Per Sì Trento Roberto Sani invocava un «Europa che parli con una voce sola».
Come Sara Ferrari, deputata del Partito democratico, che ha accusato Meloni di isolare l'Italia. Ferrari è stata un po' timida sulla questione del riarmo. Non però Paolo Piccoli di Campobase che in un grande slancio europeista ha ricordato i principi fondanti dell'Europa e ha paragonato la guerra di resistenza partigiana alla resistenza ucraina contro i russi: «È vero che l'Italia ripudia la guerra, ma quella di aggressione. Non dobbiamo essere inermi. C'è troppa ambiguità. C'è chi si chiedeva davanti all'aggressione di Hitler: "vale la pena morire per Danzica?" Sappiamo com'è finita». Ha ricordato John Fitzgerald Kennedy al Muro di Berlino: «Ich bin ein Berliner». E ha acceso la piazza facendo urlare a tutti «Io sono un europeo, io sono un ucraino». Alla fine, tutti a casa, accompagnati dalle note del canto delle donne ucraine. Un canto dolente, come l'Ucraina.