Ddl impianti a fune in Trentino: si accende lo scontro tra sviluppo turistico e tutela ambientale
Tra autorizzazioni uniche e controversi espropri, imprenditori e ambientalisti si dividono sul provvedimento Failoni che ridisegna la gestione di piste e impianti di risalita, mentre Comuni e Asuc chiedono maggior voce in capitolo
ASSESSORE "I nostri strumenti sono limitati"
DOLOMITI Montagne invase: la fondazione Unesco chiede interventi
TRENTO. La Terza commissione permanente del Consiglio della Provincia Autonoma di Trento è stata teatro di un acceso confronto sul disegno di legge 53, che mira a disciplinare gli impianti a fune e le piste da sci. Il provvedimento, firmato dall'assessore Roberto Failoni insieme al presidente Maurizio Fugatti, ha visto emergere posizioni diametralmente opposte tra imprenditori e associazioni ambientaliste.
Da un lato gli operatori economici hanno espresso apprezzamento per un testo che, secondo Cristian Gasperi, presidente di Anef Confindustria, "regola in modo organico tutti gli aspetti che riguardano il mondo degli impianti". Roberto Pallanch del Coordinamento provinciale imprenditori ha sottolineato come il ddl si occupi "anche delle nuove forme di approccio alla montagna", mentre Giovanni Battaiola (Asat) ha evidenziato l'importanza della programmazione anticipata delle stagioni turistiche.
Sul fronte opposto, le associazioni ambientaliste hanno manifestato forte preoccupazione. Aaron Iemma, presidente del Wwf Trentino Alto Adige, parlando anche per Italia Nostra, Legambiente e Mountain Wilderness, ha definito il ddl "in contraddizione con lo Spross (Strategia provinciale per lo Sviluppo Sostenibile)" e incompatibile con le sfide del cambiamento climatico. Cristian Ferrari, presidente della Sat, ha elencato sei macro-criticità, tra cui "l'estensione arbitraria delle aree sciabili" e "il rischio di privatizzazione" del territorio montano.
Cruciale la questione del coinvolgimento delle autonomie locali. Paride Gianmoena, presidente del Consorzio dei comuni trentini, ha chiesto che i Comuni siano coinvolti all'inizio del procedimento amministrativo e non solo nella fase finale. Sulla stessa linea l'Associazione provinciale ASUC del Trentino, con Robert Brugger che ha posto l'accento sulla necessità di proteggere le proprietà collettive, ricordando che "i domini collettivi non sono espropriabili".
Le professioni della montagna hanno offerto un contributo tecnico: Gianni Canale per le guide alpine ha proposto corridoi dedicati per gli sci alpinisti sulle piste, mentre Tiziano Mellarini della FISI ha espresso "un parere di fondo positivo" pur chiedendo maggiore attenzione alla sicurezza e alle piste omologate per l'allenamento.
I rifugisti, con la voce di Roberta Silva, si sono detti favorevoli a una legge che "sostiene lo sviluppo del settore in un'ottica di sicurezza e tutela ambientale", sottolineando il ruolo degli impianti per la destagionalizzazione del turismo.
In chiusura, i consiglieri Michela Calzà (PD) e Roberto Stanchina (Campobase) hanno richiesto di estendere le audizioni agli ordini professionali, considerato l'impatto del ddl sulla pianificazione urbanistica provinciale. La presidente Vanessa Masè ha assicurato che, nonostante i tempi stretti, tenterà di programmare ulteriori consultazioni.
Il ddl 53 si configura dunque come terreno di scontro tra visioni divergenti: da una parte lo sviluppo economico e turistico, dall'altra la tutela ambientale e il controllo del territorio da parte delle comunità locali.