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Covid: il rapporto shock 

«Si potevano evitare 10mila morti»

Il generale trentino Pierpaolo Lunelli denuncia la mancanza di un piano pandemico nazionale aggiornato

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È l’immagine simbolo del dramma della pandemia: la colonna dei mezzi militari che attraversava Bergamo. Nei camion le bare che al cimitero non ci stavano più, destinate alla cremazione fuori regione.

«Vedendo quei filmati mi chiesi come era stato possibile arrivare fino a quel punto - spiega Pierpaolo Lunelli, generale dell’Esercito a riposo - Ho iniziato così la mia ricerca, tassello dopo tassello». Giornate di studio e di approfondimento che hanno portato alla realizzazione di un report di 65 pagine, con circa 140 note a piè di pagina e una vasta bibliografia.

La risposta all’interrogativo iniziale è scioccante: «Avremmo potuto ragionevolmente risparmiare oltre diecimila vite umane».

Lunelli, già comandante della Scuola per la difesa nucleare, batteriologica e chimica, ha contribuito a scrivere i protocolli anti pandemici per diversi Stati europei. Collaborazioni internazionali e missioni all’estero hanno caratterizzato la sua carriera, al termine della quale - una decina di anni fa - è tornato a vivere in Trentino e ha intrapreso un nuovo percorso universitario (si è laureato in filosofia nel 2015).

Dopo l’anticipazione del report su “The Guardian” il suo telefono ha continuato a squillare. «Ho iniziato a scrivere tra la fine di marzo e l’inizio di aprile, dopo aver visto le immagini di Bergamo.

Un primo indizio per la mia analisi mi è stato fornito da un’intervista rilasciata dal dottor Luciano Gattinoni (il medico che ha scoperto la tecnica di sistemare i pazienti a pancia in giù, ndr) ed è stata utile anche una puntata della trasmissione Report - spiega - In questo documento ho voluto fare un paragone del piano nazionale per far fronte ad una pandemia e quello degli altri Paesi. Sulla base di questa comparazione ho tratto le conclusioni, anche se qualche tassello ancora manca».

Nel documento si legge che «è dal 2013 che gli Stati europei, e quindi l’Italia, sono giuridicamente vincolati a mantenere costantemente aggiornata la pianificazione pandemica in aderenza alle linee guida dell’Oms e del Centro europeo per il controllo delle malattie. Il piano pandemico nazionale invece non è mai stato costantemente aggiornato a partire dal 2010, o forse anche da prima».

«L’Italia - scrive il generale - possiede un piano nazionale obsoleto, inadeguato e incoerente sia con le linee guida della commissione europea del novembre 2005 e del gennaio 2009 sia con le decisioni del Parlamento europeo del 2013, sia con le linee guida dell’Oms nel maggio 2017, gennaio 2018, marzo 2018, giugno 2018 e settembre 2018, sia con quella del Centro europeo di prevenzione delle malattie del novembre 2017».

Il non avere seguito le linee guida per adeguarsi in tema di piano pandemico «ha reso l’Italia disarmata e indifesa di fronte alla minaccia del Covid che è dilagata nel nord del paese». Emergerebbero così - si legge ancora nel report - «gravi responsabilità del Ministero della salute che ha smesso di aggiornare il proprio piano pandemico, cosa che non ha consentito alle regioni italiane e alle aziende sanitarie nazionali di fare altrettanto al loro livello».

«Potevamo ridurre - scrive il generale Lunelli - il tasso di mortalità se avessimo potuto fare conto su un sistema di piani pandemici coordinati a livello centrale, regionale o locale, e per approntarli sono necessari mesi di lavoro. Germania e Svizzera ne sono la testimonianza sul campo».

Per Lunelli, «il 31 gennaio 2020 quando è stato dichiarato lo stato di emergenza pandemica, mancavano piani di emergenza a livello statale e di conseguenza a livello regionale e locale che si potessero chiamare tali, tanto è vero che per le sue decisioni il Governo sembra si sia basato su un testo redatto sul momento e poi stranamente secretato».
L’elaborazione di piani accurati e aggiornati, scrive ancora il generale, «ci avrebbe avvertito che i posti in terapia intensiva sarebbero stati insufficienti a gestire una pandemia e bisognava raddoppiarli, che dovevamo avere scorte di almeno 3-4 mesi di dispositivi di protezione per i sanitari impegnati in prima linea, che avremmo dovuto avere mascherine di protezione per tutti i ricoverati in ospedale, che avremmo dovuto disporre di un sistema efficiente di comando e controllo per la gestione della pandemia».

Il comitato italiano delle vittime di coronavirus “Noi Denunceremo” ha annunciato che depositerà in Procura a Bergamo le quasi mille pagine di documenti riconducibili al dossier del generale.

 

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