Addio a Lomu, leggenda del rugby mondiale

di Paolo Micheletto

È morto stamani, all’età di 40 anni, il rugbista neozelandese Jonah Lomu, leggenda degli All Blacks. «Jonah era una leggenda del nostro gioco, amato dai suoi tanti fan qui e nel mondo. Non abbiamo parole», afferma il ceo della Federugby neozelandese Steve Tew. Una malattia degenerativa dei reni costrinse Lomu ad un trapianto nel 2004 e ne stroncò la carriera al suo picco; nel 2006 l’ultima partita. Migliore marcatore di mete in Coppa del mondo, figura anche nell’International Rugby Hall of Fame.

Prese parte alla Coppa del Mondo di rugby 1995 in Sudafrica, che segnava il rientro nelle grandi competizioni internazionali degli Springbok (la locale Nazionale di rugby) dopo la fine dell’apartheid. Memorabile l’episodio in semifinale, a Città del Capo, contro l’Inghilterra: ricevuta la palla sul fronte sinistro di gioco, Lomu corse verso la linea di meta inutilmente placcato dapprima da Tony Underwood, poi da Will Carling, allontanato con un braccio, e infine da Mike Catt, sopra il quale Lomu passò letteralmente prima di marcare i primi punti. In finale, tuttavia, i padroni di casa vinsero 15-12 al termine di una partita equilibrata, decisa solo da un drop dello Springbok Joël Stransky.

Non a caso Lomu ha un posto di riguardo nel film Invictus di Clint Eastwood, che narra del processo di riappacificazione nel Sudafrica post-apartheid con un indimenticabile Morgan Freeman nei panni di Nelson Mandela.

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Nel 2004 gli fu diagnosticata una disfunzione renale, che non lo portò subito al ritiro, visto che Lomu con gli Auckland Blues vinse le prime due edizioni del Super Rugby, e in Nazionale partecipò alla prima edizione del Tri Nations, vincendolo con quattro vittorie su quattro incontri. Nel 2004 venne sottoposto a trapianti di reni.

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