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Numeri in libertà e poca fiducia

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Di giorno in giorno, il Trentino si fa più rosso.

Ma l'erba del vicino, questa volta, non è certo migliore: siamo infatti circondati da territori nei quali i numeri sembrano peggiori dei nostri. «Sembrano»: perché ormai di versioni e di numeri - e lo dico soprattutto al presidente Fugatti - ne girano davvero troppi. Assurdo, considerato che parliamo di contagi e di morti, di ricoveri e di drammi. La popolazione si tiene calma con la verità. Con la trasparenza e con voci univoche (delle quali ormai ci siamo scordati praticamente ad ogni livello).

Non con favole che fanno sorgere ben altri dubbi, dando inutile fiato a chi ama negare la realtà, vedendo complotti dove ci sono invece tragedie. Se paragonati a quelli dell'Alto Adige, i nostri numeri sono quasi confortanti, è vero. Alcune scelte - anche se la situazione resta molto preoccupante - hanno dato infatti risultati abbastanza efficaci. Ora si potrebbe però copiare ciò che l'Alto Adige farà la prossima settimana: i test di massa (su 350 mila abitanti).

Il "signor No" Crisanti - docente di microbiologia all'università di Padova - critica gli screening a tappeto, ma da qualche parte bisognerà pur cominciare. E una fotografia dell'esistente è utile e necessaria, anche se è tutto in continua evoluzione. Dunque perché non copiare questa enorme campagna che ha l'obiettivo dichiarato di isolare gli asintomatici, portando in Alto Adige il famigerato indice Rt (il calcolo sull'indice di riproduzione di una malattia) da 1,5 a 0,5? Mettere il singolo - con le sue enormi e spesso fin troppo sottovalutate responsabilità - al centro di un processo collettivo ha un significato particolare, in questa fase. Perché molto continua a dipendere dalle nostre singole decisioni, dai nostri spostamenti, dalle persone che incontriamo o che decidiamo di non vedere.

Come ha scritto ieri sul Messaggero il professor Luca Ricolfi, «un vero partito della prudenza non è mai esistito, tutt'al più qua e là abbiamo visto all'opera due frange dell'imprudenza: l'opposizione minimizzando i rischi derivanti da movida e discoteche; una parte dell'esecutivo minimizzando i rischi sanitari connessi agli sbarchi e alla loro gestione». Sullo sfondo, un tema che torna tutti i giorni anche da queste parti: il presunto conflitto fra salute ed economia, fra l'euforia - il ritorno alla vita, alla normalità, alla gioia dell'estate, una gioia che alcuni vogliono prolungare all'infinito con leggerezza - e la paura, che oggi attanaglia molti degli altri, impedendo loro di cercare soluzioni e di trovare una via che non metta la salute e l'economia in continuo conflitto fra loro.

Fare anche qui i test di massa potrebbe essere allora un ulteriore elemento di forza e, soprattutto, di speranza. Perché è di speranza, d'ottimismo e di raggi di sole che abbiamo bisogno in questa notte che si fa troppo lunga.

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