Sanità, il nuovo dirigente D'Urso: «Abbattere le liste di attesa in Trentino è una priorità»
Il braccio destro dell'assessore Tonina, che ha preso il posto di Ruscitti al vertice del dipartimento salute e politiche sociali, fa il punto sulla situazione: "Ho trovato una sanità molto buona per i livelli di qualità professionale e colleghi attenti nella gestione dei casi clinici. Questo sistema, come altri, sconta però la questione delle risorse umane difficili da reperire"
IL PUNTO Oltre 11.000 trentini ancora in lista d'attesa per visite e operazioni
TRENTO. Dal primo dicembre 2024 Antonio D'Urso guida il Dipartimento salute e politiche sociali della Provincia di Trento. Braccio destro dell'assessore Mario Tonina, ha preso il posto di Giancarlo Ruscitti.
Dottor D'Urso, che situazione ha trovato in Trentino? E non dica ottima perché altrimenti il suo ruolo perderebbe di peso.
Ho trovato una sanità molto buona per i livelli di qualità professionale e colleghi attenti nella gestione dei casi clinici. Questo sistema, come altri, sconta però la questione delle risorse umane difficili da reperire in sanità, forse in questo territorio anche più che altrove per la sua localizzazione geografica. Sicuramente ci sono margini di miglioramento sotto il profilo organizzativo. Occorre riuscire a fare sentire i professionisti, anche quelli che lavorano in periferia, parte del sistema e non solo esecutori clinici.
Quindi quali sono le priorità che si è dato dopo aver conosciuto la realtà trentina?
Sicuramente quella delle liste d'attesa, non solo per la specialistica ambulatoriale ma anche per gli interventi chirurgici. Il Trentino ha una grande tradizione con i Rao che ha esportato in tutta Italia, ma rappresenta ancora un tema fondamentale quello dell'accesso alle cure. Abbiamo fatto con Apss il punto della situazione e ci sono margini di miglioramento forti in alcune discipline. Inoltre dobbiamo allinearci al sistema nazionale sul governo dei tempi d'attesa con una piattaforma, un cruscotto da pubblicare sui siti per dare non solo tempestività ma anche trasparenza al sistema di accesso alle prestazioni.
E come si riescono ad abbattere i tempi d'attesa? Se ne parla da tempo ma il problema non è stato ancora o risolto.
Ci vogliono sicuramente risorse umane professionalmente adeguate per garantire un aumento del numero delle prestazioni, ma le liste d'attesa non vanno considerate solo dal punto di vista dell'offerta ma anche del governo della domanda. Quindi da una parte bisogna lavorare con i medici prescrittori sull'appropriatezza e dall'altra sul governo dell'offerta con un aumento delle prestazioni a maggior attesa. L'attesa è una parte inscindibile della qualità dell'offerta. Cioè non basta avere una qualità adeguata, ma è necessario che la prestazione venga garantita in un tempo coerente con il bisogno. Io mi potrei trovare con una lettura della Tac fatta nel migliore dei modi ma se aspetto 6 mesi per fare una Tac l'attesa abbassa talmente tanto il valore professionale che quasi quasi non ne vale la pena.
Però per agire sul tempo o si aumentano le prestazioni delegate al privato convenzionato o si fanno lavorare di più i professionisti che operano nel pubblico.
Come al solito non esiste una ricetta con un solo ingrediente. Sicuramente bisogna far lavorare di più i medici su alcune attività. Non solo più ore, ma anche meglio. In Apran stiamo discutendo il nuovo contratto della dirigenza sanitaria provinciale e stiamo tentando di costruire un sistema di incentivazione professionale ed economica per i medici per aumentare il loro impegno nei confronti dell'offerta ambulatoriale. Poi c'è il privato accreditato che ci chiede di fare parte del sistema e credo che possa rappresentare anche una soluzione per garantire un adeguamento dei tempi d'attesa.
Quindi aumentando anche le prestazioni a loro richieste?
Sì, tenendo conto che ci sono prestazioni che possono essere tranquillamente eseguite dal privato accreditato, anche perché parliamo di un privato accreditato di qualità. È chiaro che il sistema sanitario pubblico deve mantenere la regia del sistema.
Oggi rimangono delle specialità dove la fuga dei pazienti è ancora elevata, non tanto per la qualità dei servizi offerti ma per i tempi d'attesa. Pensiamo ai pazienti che vanno a Negrar o a a Peschiera. Crede che riuscirà ad arginare il fenomeno?
I medici, i miei colleghi, ritengono che la cosa più importante sia garantire una prestazione di qualità e questo è certo, direi quasi scontato. Ma accanto a questo, c'è il tempo. Occorre offrire prestazioni di qualità in un tempo adeguato. Questa è una priorità.
Prima parlava della discussione in Apran del contratto. I sindacati sono pronti a dare battaglia sull'ipotesi dei "medici con la valigia", ossia medici chiamati a lavorare in più ospedali. Arriverete ad un accordo?
Io sono fiducioso e confidente. Innanzitutto si tratta di stabilire una modalità operativa che non snaturi il concetto di luogo di lavoro. Un conto è dire che un medico un giorno lavora in un ospedale, un giorno in un altro, un'altra cosa è assicurare la possibilità che un medico faccia alcuni turni al mese, per esempio tre, in un ospedale diverso rispetto a quello in cui è assegnato. Questo ha dei vantaggi dal punto di vista professionale perché così un medico è chiamato a confrontarsi anche con altre realtà e questo costituisce un fattore arricchente. Poi c'è il tema che i giovani medici hanno minore disponibilità ad andare a lavorare in luoghi di cura lontani dai centri abitati e in questo modo si possono tenere in vita anche ospedali più piccoli, funzionali all'erogazione dei servizi. Diversamente abbiamo difficoltà a trovare medici che prestano servizio esclusivamente in piccoli ospedali.
Visto che parliamo di ospedali di valle, le chiedo, da tecnico, se con i numeri che ci sono ha ancora senso tenere aperti dei punti nascita che si reggono ormai in gran parte sui gettonisti.
Il punto nascita è essenziale per l'erogazione dei servizi ma anche un modo per far sentire la comunità presente e attrice sul territorio provinciale. Dal punto di vista tecnico è importante che siano sicuri e i punti nascita della Provincia di Trento lo sono perché la qualità non dipende dal tipo di rapporto di lavoro del personale medico ma dalla qualità delle prestazioni erogate. Ma questo vale anche per le ortopedie, per le chirurgie e per radiologia. Noi dobbiamo garantire qualità e sicurezza indipendentemente dalla sede in cui queste prestazioni vengono erogate.
Vanno però considerati i costi e i numeri di queste prestazioni.
Ma questa non è una valutazione tecnica, ma economica e politica.
Sulla questione della fuga dei professionisti, di medici ma anche di infermieri, avete una strategia per arginare il problema?
I numeri del personale medico dimostrano che il saldo è in attivo come valore assoluto complessivo. Su alcune specialità abbiamo saldi negativi, per esempio sui medici di medicina d'urgenza, ma questa è una situazione che vediamo in molte parti d'Italia. Per quanto riguarda gli infermieri il saldo è sempre positivo.
Perché allora si chiudono servizi per mancanza di infermieri?
Innanzitutto sono aumentate le competenze degli infermieri e quindi servono più infermieri. La seconda motivazione è che le facoltà di infermieristica laureano meno infermieri rispetto a quelli che servirebbero. Poi c'è il tema che le diverse regioni hanno tempistiche diverse nell'effettuare i concorsi. Le regioni del Nord continuano a farli, vi partecipano infermieri neo laureati da tutta Italia che poi tendono però a tornare nelle loro terre d'origine. Infine c'è la questione economica e anche questo è un argomento che in Apran è in discussione. C'è l'impegno dell'assessore di tentare di dare risposte non solo dal punto di vista delle condizioni di lavoro ma anche di quelle economiche.
Il suo dipartimento si occupa di salute ma anche di politiche sociali. L'invecchiamento della popolazione oggi sta mettendo in crisi il sistema dell'assistenza domiciliare e delle Rsa. Come è possibile rispondere all'aumento di bisogni di assistenza?
Innanzitutto occorre fare politiche di prevenzione, fare in modo che quando si arriva all'età anziana si arrivi nelle migliori condizioni possibili. E poi c'è il tema della gestione dell'anziano e delle fragilità. Bisogna potenziare i servizi di assistenza domiciliare sia dal punto di vista sociale che sanitario. Per quanto riguarda il tema delle Rsa sappiamo che su questo l'assessorato è molto impegnato.
Quali sono ora le scadenze più ravvicinate?
Sicuramente l'applicazione del Dm 77 e l'attivazione delle case di comunità. Vorrei attivarne alcune prima del termine ultimo stabilito dal Pnrr in modo da sperimentare questa modalità erogativa dell'assistenza visto che la Provincia di Trento non ha esperienza in tema di case della salute. Su questo stiamo lavorando con la medicina generale. Poi c'è il tema della sicurezza del personale. Stiamo definendo delle linee guida da fornire all'Apss per considerare il tema della violenza sugli operatori un tema centrale nelle politiche dell'Apss con l'istituzione di una cabina aziendale, lo sviluppo di interventi di prevenzione e di sistemi di reazioni ad un fatto. Il tema è nodale. Su questo ho grandi aspettative. Ho già fatto una serie di incontri con il commissario del governo e mi auguro che a breve potremo firmare un protocollo operativo.
In Veneto hanno previsto bodycam per agli operatori?
Su questo stiamo verificando. Anche a me piacerebbe. Avevo tentato di farlo in Toscana ma mi ero dovuto fermato per questioni legate alle privacy. Stiamo verificando se il Veneto ha acquisito il parere del garante. L'evoluzione immediata, che ho già proposto, è attivare una Control room interna a cui arrivano tutti i segnali e le videocamere di sorveglianza e ho chiesto anche il potenziamento dei servizi di vigilanza all'interno degli ospedali.
IL DIRIGENTE
Classe 1962, è laureato in Medicina e Chirurgia e specializzato in Igiene e medicina preventiva, in Medicina legale e delle assicurazioni, in Organizzazione sanitaria e sicurezza sociale oltre che in Anestesia e rianimazione.
È vicepresidente della Fiaso, la Federazione italiana Aziende sanitarie e ospedaliere. Prima di arrivare a Trento è stato direttore generale dell'Azienda Usl Toscana sud est. Prima ancora ha ricoperto il ruolo di Direttore sanitario in importanti aziende ospedaliere e territoriali in Toscana, Lazio e Sardegna dove ha diretto l'Azienda Ospedaliera Universitaria di Sassari.
Tra le sue priorità anche la sicurezza dei lavoratori.