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Matteo Lunelli alla guida del lusso italiano

«Brexit, che peccato: è un passo indietro»

Lavoro: «Mancheranno 236.00 addetti»

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Matteo Lunelli, presidente e ceo di Cantine Ferrari, da nuovo presidente della Fondazione Altagamma, che riunisce 110 marchi italiani del lusso tra moda, gioielleria, food & beverage, hospitality, automotive e yacht alza il velo sul programma del suo mandato triennale.

«Siamo molto ottimisti sul futuro dell’alto di gamma - ha affermato - perché l’Italia e il made in Italy possono avere un vantaggio competitivo per il valore dei marchi italiani e lo stile di vita che tutto il mondo ci invidia».

Il contesto macroeconomico di incertezza, che non impedisce la crescita del settore, e un futuro con nuovi consumatori, attenti alla sostenibilità e influenzati dal digitale, sono tra i temi toccati nel tracciare le linee guida del 2020-2022.

Ma vediamo i punti toccati dal numero uno del gruppo Ferrari.

BREXIT

«Ho vissuto a Londra e per me la Brexit è un enorme peccato: sentivo la città come fortemente europea e penso sia un passo indietro, una capitale che sarebbe potuta essere parte della forza europea nell’evitare la marginalizzazione nella guerra tra Cina e Usa sui dazi».
«Il popolo britannico si è espresso in modo chiaro e il voto avvicina la Brexit - ha aggiunto - e in ogni caso noi di Altagamma intendiamo proseguire il dialogo con l’alto di gamma inglese».

DAZI

«Può accadere che nella guerra dei dazi Usa-Cina l’Europa sia un po’ schiacciata, ma sul lusso il baricentro è l’Europa, anche se i dazi sono comunque un rischio». «Dobbiamo mantenere questa forza - ha aggiunto - ma serve lavorare con gli altri Paesi europei. A farlo devono essere il governo italiano e le istituzioni europee, noi non possiamo. C’è una guerra commerciale in atto. Io stesso - ha raccontato - ho ricevuto stamani una lettera dal nostro importatore negli Usa che parla di un nuovo rischio, anche del 100%. Sono molto preoccupato. È un percorso che va contro un trend che per noi è stato molto positivo: l’America come mercato è l’attualità. Quello della Cina vedrà una crescita significativa nei consumi, nonostante i problemi emergenti, come quelli di Hong Kong. Per il vino però è un mercato ancora piccolo».

IL MERCATO DEL LUSSO

«Nonostante un contesto macroeconomico d’incertezza e volatilità e prospettive generali di stallo, dopo tre anni di crescita, il mercato mondiale del lusso cresce nel 2019 (+7%, +4% a cambi costanti) con prospettive di crescita tra il 3% e il 5% al 2025 (Bain Luxury Study)».
«Il comparto in Italia - ha aggiunto Lunelli presentando le linee strategiche del suo mandato - vale 115 miliardi di euro (9% del totale mondiale, dati Cresv-Bocconi), pari al 6,85% del Pil tra contributo diretto, indiretto e indotto, per un totale di 400.000 addetti. Il contesto però sta cambiando profondamente, con un consumatore che ha caratteristiche preside: sempre più globale, giovane e asiatico. La sfida viene dunque da nuovi mercati, più attenti alla sostenibilità, sia per quanto riguarda l’ambiente, che gli aspetti sociali e di governance. Si tratta di consumatori sempre più influenzati dal digitale (ora al 70%, che diventerà 100% nel 2025), anche se non acquistano esclusivamente on-line. Nel 2025 circa la metà del mercato del lusso sarà in Asia e il 70% della spesa di consumatori asiatici, con una quota superiore al 50% del mercato del lusso in mano alle cosiddette generazioni Y e Z (rispettivamente millenial e i giovani nati dalla fine degli Anni Novanta al 2010, ndr), che costituiranno il 130% della crescita del periodo 2018-2025».

LAVORATORI CERCANSI

Per il lusso italiano nel 2024 mancheranno 236.00 profili richiesti dalle imprese e non disponibili. Un dato che emerge da un’analisi effettuata in collaborazione con Unioncamere e pubblicata nel libro ‘I talenti del farE’, riferito da Lunelli nella sua presentazione, a Milano, degli obiettivi strategici del mandato. «Chi sa costruire know-how trova lavoro - ha aggiunto - ma serve superare una serie di preconcetti, per i quali la maggioranza degli studenti sceglie il liceo. Il ‘saper fare è unico’ e alcune figure possono guadagnare più di un grande manager».
«Restano invariate la mission di Altagamma - ha sottolineato - nel volere contribuire alla crescita e alla competitività delle imprese dell’industria creativa e culturale italiana e del ‘Sistema Italià nel suo complesso, così come la vision, nel farsi ambasciatore dello stile di vita italiano nel mondo». Come pilastri strategici ha indicato internazionalità nello sviluppare i mercati internazionali, sostenibilità nell’affrontare le priorità dell’agenda globale e contemporaneità nell’innovare, con particolare attenzione allo sviluppo del digitale. Un accento infine al rinnovarsi del ‘Premio giovani imprese’, per valorizzare quelle emergenti.


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