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Pugno di ferro di Merkel:

la Germania chiude tutto

per un mese, niente bar né hotel

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Il Covid corre anche in Germania e «bisogna agire, adesso». Angela Merkel non ha dubbi sul da farsi e ha annunciato con queste parole ai tedeschi la nuova stretta per arginare la pandemia nella Repubblica federale. Quello che era stato già battezzato dalla Bild come un “lockdown light” colpisce duramente settori come gastronomia, cultura, turismo e riduce drasticamente i contatti, ma lascia le scuole e i negozi aperti.

«Il ritmo della diffusione è particolarmente veloce. Viviamo una crescita esponenziale dei contagi» e se la situazione resterà questa «nel giro di settimane il sistema sanitario sarà al limite», ha spiegato la Bundeskanzlerin. Le misure, che valgono su tutto il territorio nazionale, «sono dure, è stata una giornata difficile per la politica, ma bisogna agire, e farlo adesso».

Al termine di un incontro con i Laender che si annunciava particolarmente burrascoso e in una Berlino dal traffico paralizzato per la protesta di migliaia di artisti e lavoratori delle categorie colpite (malgrado i ristori annunciati per 7-10 miliardi), la cancelliera ha comunicato dunque che dal 2 novembre, e per tutto il mese, saranno chiusi ristoranti, bar, locali e luoghi dedicati ad attività ricreative e d’intrattenimento, come cinema, teatri, sale da concerto.

Stop anche agli sport di squadra, chiusi i centri di cosmetica e di massaggi. Stretta anche sul turismo in tutto il territorio, con il divieto di pernottamento negli alberghi.

La Bundesliga e i tornei professionistici potranno tenersi di nuovo solo a porte chiuse. E rigido è il divieto di contatto negli spazi pubblici, dove non potranno incontrarsi più di due nuclei abitativi: riunirsi è possibile fino a un massimo di 10 persone. Scuole e asili restano invece aperti, la vera novità rispetto al lockdown della scorsa primavera. E anche i negozi resteranno accessibili, con nuove limitazioni, calcolate al metro quadrato.

Del resto la cancelliera ha tenuto a precisare che «non siamo nella situazione di marzo». E in questo contesto le funzioni religiose ad esempio non vengono sospese. L’obiettivo è far appiattire di nuovo la curva e rendere di nuovo rintracciabili i contatti.

«Al momento il 75% dei contagi non si sa da dove provenga», ha detto allarmata. «Il numero delle infezioni è raddoppiato in una settimana. Anche i pazienti nelle terapie intensive sono raddoppiati nel giro di 10 giorni. E quelli che vanno attaccati ai respiratori artificiali sono raddoppiati negli ultimi nove». Complessivamente i contatti dei tedeschi vanno ridotti di tre quarti, e il rispetto delle norme verrà accuratamente sorvegliato.

«Quando le terapie intensive sono piene è troppo tardi», aveva detto in mattinata il ministro della Salute Jens Spahn, facendo sentire la sua voce dall’isolamento dovuto all’infezione. Ma la Germania non è ancora a questo punto.

«Siamo prendendo delle misure preventive per evitare l’emergenza sanitaria nazionale», ha spiegato Armin Laschet, ministro Presidente del Nordreno-Vestfalia. «Abbiamo prescritto una terapia di quattro settimane. Speriamo che la dose sia giusta», il commento del presidente bavarese, Markus Soeder. Fare di meno avrebbe un prezzo molto più alto dopo, è il ragionamento comune.

Oggi il Robert Koch Institut ha segnalato 14.964 nuovi contagi. Il fattore di riproduzione R0 è di 1,17 e l’incidenza su 100 mila abitanti nei sette giorni è salita a 93,6 (la settimana scorsa era di 51,5). Nella Germania che ha superato al meglio la prima ondata - dall’inizio del Covid sono 464.239 i contagi, e le vittime 10.183 (85 più di ieri) - si tengono gli occhi puntati sul carico degli ospedali. La situazione sanitaria per ora è sotto controllo, ma la richiesta di posti in terapia intensiva aumenta sensibilmente. E Berlino non vuole arrivare a dover scegliere in corsia chi curare e chi no.
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