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Famiglia indigente, auto sequestrata per una multa, ma il giudice di pace la restituisce "per lo stato di grave necessità"

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Non è una storia di Natale ma solo perché si colloca in un periodo antecedente. Ma i buoni sentimenti ci sono tutti, emersi dalle pieghe solitamente crude e ciniche della burocrazia e delle istituzioni. Stavolta, invece, ci si è messi una mano sul cuore e, per evitare disagi ad una famiglia che già naviga a vista e a volte perfino avvolta nelle nebbie, si è sospeso un provvedimento durante il lockdown. Si tratta, lo diciamo subito, di una multa per violazione al codice della strada che, come ulteriore fardello, prevedeva il fermo amministrativo della macchina. Che è stato sospeso, appunto, perché quell’utilitaria serviva, soprattutto in periodo di pandemia. E adesso, con il caso ripreso in mano e approdato dal giudice di pace, la sanzione della Polstrada è stata confermata anche se il magistrato onorario l’ha ridotta al minimo (circa 5 mila euro) e ha concesso il pagamento in ben dodici rate vista l’indigenza della famiglia.
La giustizia, per capirci, alla fine ha seguito il suo corso ma, dilatando i tempi, ha concesso respiro alla coppia.

Il «la» alla vicenda risale a fine febbraio. Durante un controllo di routine sulla statale, un automobilista extracomunitario, ma residente in Vallagarina da oltre un anno, è stato pizzicato senza patente. In realtà, l’abilitazione alla guida ce l’aveva ma rilasciata ancora dal suo Paese d’origine e non l’ha mai convertita nella licenza italiana. Per il codice, dunque, quell’autorizzazione non è valida e non può guidare. Peccato, però, che la macchina è intestata alla moglie ma, per il codice, visto che di fatto chi la guidava era da ritenersi sprovvisto di patente (poi, comunque, ritenuta falsa e quindi sequestrata), l’automobile è stata sottoposta a fermo amministrativo per due mesi. La moglie, però, la licenza di guida italiana ce l’ha e, tra l’altro, il veicolo è pure suo e le serve per andare al lavoro e trasportare i tre figli piccoli. Di qui, visto anche il lockdown incombente per il dilagare del Covid-19, la richiesta di non appiedarla soprattutto per per non farle perdere il lavoro in un momento in cui il salvadanaio di casa rimbomba in quanto vuoto. Anche perché ha sostenuto di essere completamente all’oscuro della patente non valida del marito.
Il momento decisamente buio, come detto, ha aperto i cuori delle istituzioni e il caso, con il ricorso annunciato al giudice di pace, è stato congelato in attesa di tempi migliori.

La storia, adesso, è stata ricostruita al Follone. La coppia ha chiesto di annullare il verbale di contravvenzione o, in subordine, di ridurre la sanzione al minimo per non gravare sulle già misere finanze domestiche. E la multa è stata confermata perché - ha scritto in sentenza il giudice Paola Facchini - «la signora non ha dimostrato di aver usato sufficiente diligenza nel affidamento della propria autovettura al compagno privo di patente, né ha dimostrato che l’utilizzo del veicolo è avvenuto contro la sua volontà. Ne consegue che non può essere annullato il verbale di fermo nei suoi confronti. A fronte degli accertamenti della Polstrada dai quali risulta che il documento di guida esibito dal conducente non era genuino, fatto per il quale è in corso l’indagine penale, nessun elemento di prova è stato fornito dai ricorrenti a proprio discarico. Il verbale pertanto dovrà essere confermato. Considerate le difficoltà economiche si reputa equo disporre il pagamento rateale della sanzione pecuniaria mediante versamento di 12 rate mensili».

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