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Luserna, 4 nuove famiglie

Grazie al progetto casa gratis

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Si apre una pagina nuova di storia per l'isola cimbra di Luserna/Lusèrn. Con una cerimonia semplice, a cui hanno partecipato l'assessore provinciale Stefania Segnana, il presidente Itea Salvatore Ghirardini, il sindaco di Luserna Gianni Nicolussi Zaiga, Nicoletta Carbonari per la Comunità, ed i rappresentanti della Fondazione Demarchi e dell'Agenzia per la famiglia, sono state consegnate le chiavi di 4 appartamenti ad altrettante famiglie, per un totale di 17 nuove persone che hanno scelto di vivere nel suggestivo e tranquillo villaggio cimbro nelle case popolari per le quali non dovranno pagare il canone di locazione.

«Qualcosa di eccezionale, un progetto che va nel segno giusto e che ferma lo spopolamento», ha detto l'assessore provinciale Segnana. Il progetto «coliving» (collaborare, condividere, abitare) sembra essere partito con il piede giusto.

Ed ecco le quattro famiglie che da oggi arricchiranno la comunità di Luserna. Una arriva da Domegliara (Verona) con tre bambini, un'altra da Abano Terme (Padova) con altri tre bambini, una dalla vicina Valdastico con due bambini e l'ultima da Ferrara con un bambino, per un totale di 9 bambini e 8 genitori. «Questo è un progetto che la Comunità ha cullato e sostenuto, nato e realizzato grazie alla sinergia tra vari enti istituzionali», ha ribadito Nicoletta Carbonari, commissario della Magnifica Comunità degli Altipiani Cimbri. Soddisfazione anche sul volto del neo sindaco di Luserna Gianni Nicolussi Zatta.

Tanto entusiasmo è facilmente comprensibile: l'arrivo di quattro giovani famiglie significa fare un passo importante contro lo spopolamento, e a favore della crescita della comunità. Da notare che i bambini vanno dall'età di 2 mesi ad un massimo di 8 anni. Saranno loro probabilmente il filo conduttore di un cambio di vita, di una nuova riorganizzazione sociale, e soprattutto di un nuovo e auguriamoci positivo inserimento nella comunità. Da notare che le domande arrivate, in seguito al bando, erano in origine 38. Dopo una scrematura ne sono state selezionate 23, per poi scegliere le quattro famiglie destinatarie. La bambina di due mesi della famiglia di Domegliara è stata concepita tre giorni dopo il colloquio definitivo per l'assegnazione dell'alloggio. È un segno del destino.

La casa Itea è sita nel vertice alto di via Cima Nora a Luserna/Lusèrn, in un ambiente unico dove il panorama ti prende per mano e ti accompagna lungo la dorsale dell'Alpe Cimbra. Le attività svolte dai nuovi inquilini «cimbri» di adozione sono molteplici. C'è chi lavorerà in telelavoro (allo scopo si sta predisponendo la fibra ottica, ndr) , chi fa il video maker, chi l'operaio tessile, che si occupa di import ed export. L'età dei genitori oscilla dai 25 ai 32 anni. Hanno una vita davanti per costruire qualcosa di buono in questo luogo fatato e ricco di storia.
C'è poi l'integrazione in un tessuto sociale, tipicamente montano, solitario, spesso crudo, ma immensamente aperto a chi sa donare il cuore. Come mai questa scelta? «È una scelta di vita, vogliamo che i nostri figli crescano nella pace, nell'armonia a contatto con la natura, siano partecipi dell'evoluzione di un luogo. La montagna sa donare momenti irripetibili e pensiamo che a Luserna si possa raggiungere una qualità della vita invidiabile», dicono i nuovi inquilini. Si chiude una pagina per aprire un nuovo libro, qualche piccola lacrima scende solitaria lungo le guance dei neo inquilini. Tra di loro due mamme sono alla ricerca di lavoro nel posto, si propongono come lavoratrici legate al sociale, all'educazione, porteranno le loro idee, la loro cultura. Luserna sembra ascoltare.

I 17 nuovi abitanti inseriti in un tessuto sociale che solitamente si confronta con poco meno di duecento anime è la sintesi di una piccola piacevole rivoluzione. L'integrazione sarà un problema? No di certo, il popolo cimbro o meglio i «lusernar», sono aperti al mondo e sono un popolo che ha conosciuto l'emigrazione. Conoscono la sofferenza, il sacrificio, la solidarietà, sono partiti per guadagnare un tozzo di pane, emigranti mitteleuropei. Durante la fase dell'industrializzazione degli anni sessanta altre famiglie abbandonarono la montagna per scendere nel fondovalle, per lavorare nelle fabbriche e per far frequentare le scuole ai figli. Nel cuore sempre la propria terra, le Leiten, i Sbant, il Bisele, le kraneibit sui sorbi.

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